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Industria 4.0: che cos’è e quanto lavoro può creare

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Industria(o impresa) 4.0, «quarta rivoluzione industriale», internet of things. Le definizioni sono entrate nel linguaggio comune, attirando investimenti milionari e piani governativi con la regia dell’Unione europea. Spesso, però, è rimasto sullo sfondo un dettaglio: cosa significa, industria 4.0, traduzione in italiano di industry 4.0? E come si applica alla realtà produttiva, giustificando pacchetti fiscali e strategie congiunte per spingere sulla «digitalizzazione» della manifattura?

Con “industria 4.0” si intende un modello di produzione e gestione aziendale.
Gli elementi che caratterizzano il fenomeno sono «connessione tra sistemi fisici e digitali , analisi complesse attraverso Big Data e adattamenti real-time». In altre parole: utilizzo di macchinari connessi al Web, analisi delle informazioni ricavate della Rete e possibilità di una gestione più flessibile del ciclo produttivo.

Il problema è capire quanti e quali lavori saranno generati. Cisco, multinazionale americana degli apparati di networking, fa notare che la domanda di lavoro sarà in parte commisurata all’esplosione di dispositivi connessi alla Rete e capaci di raccogliere dati (circa 50 miliardi di unità entro il 2020).
Solo una utopia o siamo alla vigilia di una nuova rivoluzione industriale? Andiamo per gradi
Finora abbiamo assistito a 3 rivoluzioni industriali. Per lo meno, 3 sono entrate nei libri di scuola.

  • XVIII secolo. Quella dell’energia idroelettrica, con il crescente uso della forza vapore e lo sviluppo di macchine strumenti.
  • XIX secolo. Quella dell’elettricità e della produzione di massa (assemblaggio in linea);
  • XX secolo. Quella dell’automazione e in particolare dell’elettronica e dell’informatica.
  • XXI secolo. Quella ancora non entrata nei libri di scuola, quella che stiamo vivendo.

Quando parliamo di industria 4.0 generalmente ci si riferisce ad una serie di cambiamenti nei modi di produzione (come si producono beni e servizi). E forse, come scenario possibile, anche dei rapporti di produzione (tra datore di lavoro e lavoratore, per esempio, ma qui si apre un altro capitolo).

A voler individuare i cardini intorno ai quali ruota questa rivoluzione possiamo dire che riguarda:

  1. L’utilizzo dei dati come strumento per creare valore. Perché intorno ai dati si muove la potenza di calcolo delle macchine. Tutti i temi realativi ai big data, i dati aperti, IOT, cloud etc…
  2. Analytics. Ovvero, una volta raccolti i dati, come si possono effettivamente far fruttare.
  3. Rapporto-interazione uomo-macchina. Come comunichiamo con le macchine, strumenti, interfacce, linguaggi.
  4. Il ponte tra digitale e reale. La manifattura. La produzione di beni e servizi. Cioè una volta avuti i dati, analizzati, processati e resi strumento per “istruire” le macchine, l’ultimo passaggio è trovare i modi, gli strumenti per produrre i beni. E quindi stampa 3D, robot, interazioni tra macchine.

E in Italia?
Il Piano Industria 4.0 del Governo è realtà da settembre 2016 in tutte le sue componenti. Tre sono gli assi che sono stati progettati per guidare l’industria italiana verso l’adozione di una vera cultura digitale. Ed è particolarmente importante sottolineare il termine cultura perché è proprio sulla diffusione di una vera preparazione al digitale che si regge lo sviluppo di questa politica industriale ed è su questo che si giocherà la partita più importante per lo sviluppo economico del nostro paese.

I punti del Piano Industria 4.0:

1 – Si parte dal sostegno economico alle imprese con una serie di azioni volte a finanziare l’innovazione e in particolare l’innovazione che porta le imprese verso una sostanziale e radicale trasformazione digitale.

2 – Poi c’è la formazione, per le persone naturalmente ma concettualmente per le organizzazioni, per il management e per la cultura stessa delle imprese che devono rivedere processi e sempre più spesso gli stessi modelli di business, un processo che non potrà essere vincente se non è accompagnato e sostenuto da un processo di formazione al digitale che rispetto al passato non può essere solo limitato a una formazione “tecnologica” o di una “parte” dell’impresa. L’Industry 4.0 o coinvolge tutta l’azienda in tutte le sue componenti o non è Industry 4.0.

3 – Valorizzazione delle eccellenze, creazione e sviluppo di Competence Center e azioni di comunicazione sul territorio per stimolare, incoraggiare e promuovere lo sviluppo di progetti Industry 4.0.

E in Campania?
Diverse sono le iniziative tese a far conoscere le potenzialità del Piano Industria 4.0 sul territorio campano.
I player maggiormente attivi sono l’Università di Napoli Federico II e l’Unione Industriali.

A pochi giorni dall’approvazione del Piano nazionale per l’Industry 4.0 da parte del Governo, è stato presentato all’Università degli Studi di Napoli “Federico II” il primo caso italiano di collaborazione fra mercato della distribuzione e mondo accademico per la formazione dei professionisti del settore automazione.

Ad oggi sono 130 gli studenti usciti dall’Aula magna Massimillla della Facoltà di Ingegneria dell’Università Federico II di Napoli con in tasca un diploma in Industria 4.0. Si conclude così la prima edizione del corso in Innovazione della produzione industriale partito a ottobre, nato da un’idea di Sonepar Italia, azienda specializzata nella distribuzione di materiale elettrico e componenti per l’automazione e sostenuto dal Dipartimento di Ingegneria dei Materiali dell’Università Federico II.

L’Unione Industriali di Napoli ha proposto diversi convegni sull’argomento allo scopo di divulgare le potenzialità del progetto.

Una nuova opportunità per le nostre aziende? Forse, ma è necessario informare e qualificare il nostro management. Qualcuno ha detto che “La fortuna è l’incontro tra competenza e opportunità”. L’opportunità questa volta esiste, dobbiamo metterci noi la competenza.

lareanordnews.it