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O si salvano tutti o non si salva nessuno

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Venerdì 2 febbraio 2018, una bomba d’acqua scuote Napoli, sono in via Chiaia, la persone spaventate dalla pioggia cammina frettolosamente. L’ingresso del teatro Sannazaro è animato da gente, un manifesto, un evento, bandiere rosse, come un tempo Alle 17,30, tra poco più di un’ora, arriverà Pietro Grasso, presidente del Senato e leader della nuova sinistra. Siamo all’apertura della campagna elettorale di Liberi e Uguali a Napoli. In sala vecchi e nuovi uomini di sinistra, candidati di tutti i collegi alla Camera e al Senato. Si parla, si discute, l’aria è tranquilla e in sottofondo canzoni di Enzo Abitabile, Eugenio Bennato, Nccp. Saluto Guido de Martino, figlio del segretario nazionale dei socialisti italiani degli anni 70′, lo stesso più volte senatore nel collegio di Casoria, dove ebbi l’onore di conoscerlo. Tanti ex parlamentari socialisti e comunisti oggi uniti di nuovo sotto un solo simbolo. La sala del teatro è oramai piena, in platea e e nei palchi dei tre piani superiori. All’arrivo Grasso è accolto da un rivolo di giornalisti e cameraman per le interviste di rito. Grasso viene accolto in sala sulle note di “Dedicato a chi” di Lelio Morra, diventato l’inno di Liberi e Uguali dalla nascita il 3 dicembre all’Atlantico a Roma. Prima di salire sul palco, da dove parlerà, il presidente del Senato si trattiene a salutare in prima fila Maurizio de Giovanni e la cosa avrà un prologo. Anna, apre la serata moderando i vari interventi successivamente. Si alternano al microfonico Peppe de Cristoforo, senatore uscente e candidato al Senato sul collegio di Napoli; Michela Rostan Deputato uscente, candidata sul mega collegio di Napoli uno, un collegio che parte dalle isole, attraversa l’area nord di Napoli e di ferma nell’acerrano; Arturo Scotto, deputato uscente che guida i collegi due (Napoli) e tre (area stabiese e vesuviana). I tre esponenti politici propongono ragionamenti concreti, poco critici, molto caratterizzati sui problemi dei territori che hanno rappresentato e rappresenteranno in futuro. Scuola mortificata da precariato e docenti soli, eroi del terzo millennio che riescono a fare il loro dovere al di là di tutto, eroi del terzo millennio. La sanità allo sbando, disoccupazione alle stelle e soprattutto disagio sociale. Sono simili ma non uguali le frasi dei tre parlamentari, il turnover da sbloccare per assumere giovani menti e non lasciarle andare via e inaridire maggiormente il nostro sud. La territorialità difesa da LeU che ha candidato tutti napoletani nei vari collegi e soprattutto uomini e donne impegnate nel volontariato, giovani amministratori, persone comunque che agiscono nei luoghi e qui, candidati, se eletti, ne rappresenteranno il disagio. La sanità che invecchia tra gli operatori, infermieri e medici, primari che guadagnano sempre di più mentre non si assumono altri medici da impegnare e non si sbloccano le assunzioni. Aspettative di vita di otto anni in meno in provincia di Napoli e si dovrebbe prevenire più che curare. La riabilitazione passata in mano ai privati. Il comune di Napoli che ha esigenze di rinnovare la sua burocrazia, invecchiata e non al passo con i tempi, si metta mano a sbloccare le assunzioni, basta blocchi, si facciano leggi speciali. L’istruzione, distrutta dalla riforma “buona scuola”, come i giovani e il lavoro, la loro dignità calpestata dallo “Jobs act”. Le baby gang è un tema che ha accomunato i tre interventi. Proprio dal problema del disagio giovanile parte il ragionamento di Maurizio de Giovanni. ” o si salveranno tutti o non si salverà nessuno “. Intorno a questa frase che era scritta su uno striscione all’esterno della scuola dove Arturo fu aggredito dalla baby gang, lo scrittore e filosofo napoletano costruisce un ragionamento che definire illuminante è poco. Parla di Napoli: ” Napoli è come un pentola dove acqua e olio bollono ma non si mischiano mai, perciò questi due mondi che vivono l’uno nell’altro non riescono a integrarsi. “Bisognerà comprendere che quella rabbia esiste e va fatta uscire fuori altrimenti non ci sarà speranza, quel mondo aggredirà sempre di più la società civile”. Napoli è una città dove la periferia è al centro della città, dove a un metro dalla strada che ospita il teatro Sannazaro, via Chiaia, zona bene di Napoli, c’è una parte di Napoli dove di parla un’altra lingua, ci sono altre regole, altri miti e li, cresce e si sedimenta quel disagio sociale da estirpare, per dare una speranza a questa città Napoli e forse all’Italia intera. Autentica standing ovation per Maurizio de Giovanni quando scende dal palco e bene fa Pietro Grasso a dire che “diventa difficile chiudere un incontro, proporre un ragionamento, esporre un programma, dopo quelle parole. Sono palermitano e con Napoli la mia città ha tante cose comune, compresa essere state capitali di un regno che si chiamava delle Due Sicilie. Vogliono la flaxtax ma a mio giudizio bisogna eliminare la Mafiatax”. Parla dei diversi punti del suo programma Piero Grasso, in particolare il recupero di proposte di “sinistra”, soprattutto di buon senso per ridare fiducia e speranza. Ad un certo punto dice ” raccontare un storia”, illuminato dal discorso di De Giovanni. “Anni fa interrogai un mafioso, mi disse : “dove non ci siete voi ci siamo noi. Venne da me un giorno un giovane, mi disse che era povero, due figlia aveva fame, piangeva e lui non sapeva che fare, mi chiese aiuto. Io scrissi un pizzino ad una ditta di mia proprietà e lui fu assunto. Chiaramente a nero, senza contributi, sottopagato. dopo una settimana tornò e mi disse grazie cosa posso fare per voi?” tutto quello che poteva fare dice Grasso “era dargli la sua carta di identità e il mafioso ne avrebbe potuto fare qualsiasi utilizzo e il ragazzo avrebbe rischiato per quello cinque anni di galera per favoreggiamento “. Questa storia di mafia, insieme alla storia di disagio sociale della babygang sono unite da un filo di incresciosa indifferenza delle istituzioni verso chi vive ai margini della società ed è questa la sfida maggiore per Liberi e Uguali. Insieme al lavoro, alla scuola, alla sanità al disagio sociale, la sinistra deve rimettere in campo le sue battaglie, le sue idee, la sua passione. Termina l’incontro, Piero Grasso va via da Napoli e forse sarà l’unica tappa dove sono state più le cose che ha ascoltato e di cui farà tesoro, che raccontato pensando di convincere e motivare. Tutto ciò grazie alla forza e il carattere di Peppe de Cristofaro, Arturo Scotto, Michela Rostan e soprattutto Maurizio de Giovanni, le esperienze vissute nel mondo del volontariato in città la mattina da parte del senatore Grasso. Napoli sarà in campo libera come è nella sua natura per l’uguaglianza dei due mondi che convivono e che non dovranno essere ostili. Facciamone uno slogan in questi giorni delle parole di de Giovanni, dello striscione esposto all’esterno della scuola: ” O si salvano tutti o non di salva nessuno”, è forse l’ultimo appello, l’ultima spiaggia, l’ultima speranza per i giovani, abbiamo l’obbligo di farlo, siamo la sinistra quella autentica, siamo Liberi e Uguali.