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Anna Procida, infermiera aggredita al Pronto Soccorso di Castellamare di Stabia

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L’ultima aggressione nota, alla infermiera Anna Procida, si sente. Interviste, articoli, sensibilizzazione all’opinione pubblica.

Anche noi, vogliamo testimoniare la nostra presenza morale alla Sig. Procida come testimonianza a tutto il personale sanitario colpito da offese verbali e dà segni fisici di percosse e violenze.

Ora come non mai scandalizza anche la modalità, senza entrare nel retorico dell’aggressione praticata ad una donna, in quanto è il ruolo che ricopre e per il supporto che stava prestando agli ammalati non si può essere trattata così.

La misura è davvero colma e non esiste risposta e soluzione unica, ma sarebbero diverse.

Il ripristinare del drappello di Polizia nei PS in generale ed in particolare negli ospedali di frontiera. La possibilità di istituire come operazione strade sicure, l’operazione ospedali sicuri anche con l’esercito ove necessario.

La certezza di pena, per gli aggressori. Lo status di pubblico ufficiale deve e non dovrebbe garantire la procedibilità d’ufficio della denuncia e della sanzione.

La legge 113/2020, che mira alla tutela della sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie, che lascio al lettore curioso la lettura, al momento è un fallimento come tuonano le associazioni sindacali.

Non può l’ospedale essere frontiera di violenza, terra di nessuno, dove ognuno secondo una personalissima scaletta di priorità interviene con violenze per regolare i conti contro coloro secondo il quale non stiano svolgendo il proprio lavoro verso i propri cari in maniera adeguata secondo la loro personalissima laurea.

Da uno stato di diritti e doveri si sta scivolando inesorabilmente verso uno stato di diritto sugellato dalla violenza.

La nostra Anna, come il nostro Giovanni, la nostra Francesca, il nostro Matteo non possono essere solo elenchi di aggrediti e quando finito il momento della emotiva empatia tutto cade nell’oblio.

Bisogna, ora dare un segnale, d’altronde causa anche questi atti, si sta perdendo sempre più il gusto di servire con le professioni a contatto con il pubblico.

Tra poco causa anche carenza ormai cronica in alcuni settori nevralgici della sanità pubblica, si troveranno gli ospedali pubblici semideserti ove gli aggressori potranno dare sfogo alle loro violente frustrazioni su sé stessi.

A volte non si capisce che chi ha subito violenze ha paura dopo di ritornare a lavoro, ha paura di prendere decisioni importanti, ha paura di rimettersi in gioco.

Il sistema sanitario nazionale va difeso e non può diventare il ring di violenze quotidiane lanciando cattivi segnali alla politica, puntando poi sulla sanità privata.

La questione anche se apparentemente slegata in realtà è strettamente connessa e fin quando non si volterà pagina con la presa in carico del problema e la messa in campo di soluzioni nette e forti, non resterà che aspettare la prossima Anna di turno. Quousque  tandem abutere patientia nostra?

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