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Politiche 2027. Quanto vale il centro in Campania: nomi, voti e poltrone che “sognano” Roma

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Casa Riformista, Noi di Centro, Più Europa, Partito Socialista. E volendo, Azione. Sono i partiti politici che ambiscono al centro. O quantomeno a rendere il centro un’entità politica strutturata sui territori in vista delle elezioni politiche del prossimo anno. Su Renzi e Mastella, rispettivamente leader di CR e NdC l’intesa è stata trovata da tempo, tant’è vero che in consiglio regionale renziani e mastelliani hanno unito le forze. Stessa sorte toccherà a Enzo Maraio e Riccardo Magi, rispettivamente assessore regionale al Turismo in Campania nonché leader nazionale dei socialisti e segretario nazionale di Più Europa, che entro il 28 marzo sanciranno l’alleanza che porterà alla formazione di una lista unica alle Politiche del 2027. In questo scenario resta da capire che fine farà Azione. Il partito guidato da Carlo Calenda, che impose alla viglia delle elezioni regionali di non presentare il simbolo, in Campania ha candidato i suoi uomini nelle liste di Avanti Psi eleggendo Giovanni Iovino, ex vicesindaco di Cellole ed ex consigliere provinciale, in provincia di Caserta. Un risultato politico di tutto rispetto figlio del radicamento del partito a guida Bosco-Villano in Terra di Lavoro. Dinanzi ai numeri espressi sul campo nella coalizione a sostegno dell’attuale governatore Roberto Fico, le forze politiche del “grande centro” provano a darsi un tono in vista dell’appuntamento elettorale dell’anno prossimo. Le prossime settimane ci diranno molto di più sul futuro del centro e di come si organizzerà sulla base della nuova legge elettorale partorita dal governo Meloni. Ricordiamo che il nuovo impianto elettorale è di tipo proporzionale. Nei fatti ci saranno solo liste bloccate (salvo stravolgimenti dei prossimi giorni alla Camera o al Senato) e sono state abolite le preferenze. Dunque tanti saluti ai collegi uninominali in cui figurava il candidato della coalizione. Solo liste bloccate. Solo il voto alla lista e soglia di sbarramento al 3%. Il che vuol dire che i partiti più piccoli (non a caso quelli fin qui citati) dovranno per forza di cose unirsi nel nome della sopravvivenza. Ora il ragionamento è quasi scontato. Per racimolare voti e consensi il centro dovrà pur sempre candidare uomini e donne radicati e che coltivano quotidianamente il rapporto col corpo elettorale. E sulla falsa riga delle alleanze e dei partiti che popolano il centro proveremo a lanciare qualche indiscrezione sugli uomini forti a trazione centrista. Partiamo dal duo Renzi-Mastella. Non è un mistero che i rapporti fra l’ex premier e il sindaco di Benevento siano duraturi nel tempo. Lo testimoniano le elezioni europee di un anno e mezzo fa quando Mastella candidò la moglie Sandra Lonardo nella lista Stati Uniti d’Europa racimolando 32mila preferenze in regione e circa 12mila in provincia di Benevento portando il movimento al 15%, ovvero più del doppio del risultato nazionale. L’intesa in consiglio regionale di qualche mese fa è l’ultimo tassello che a detta dello stesso Mastella proietterà i partiti in sostanza a un accordo alle Politiche 2027. Vi basta così? Il primo “indirizzato” alla candidatura al Parlamento è proprio lui: Clemente Mastella. Resta da capire se alla Camera o al Senato. Se i collegi dovessero restare invariati, alla Camera la sfida sarebbe molto ardua in quanto il collegio prevede le province di Benevento, Caserta, Avellino e Salerno. Mentre al Senato la partita si “racchiuderebbe” nelle sole provincie di Caserta e Benevento. Un raggio elettorale meno estenuante per il primo cittadino sannita che nei 2 hinterland ha raccolto alle ultime Regionali 32mila consensi. Sul fonte napoletano resta in pole la candidatura del coordinatore regionale Armando Cesaro nel collegio di Napoli Nord. L’ex forzista dopo 5 anni di assenza dal consiglio regionale si è ricandidato a sostegno di Fico in Casa Riformista ma non è stato eletto. Nonostante la mancata elezione Cesaro ha ottenuto circa 15mila preferenze, un patrimonio elettorale che Renzi non può disperdere così come accaduto 5 anni prima. Basta dare un’occhiata ai nomi delle liste del 2020 e del 2025 e capirete tutto. In provincia di Avellino resta calda l’opzione legata a Enzo Alaia, leader indiscusso renziano in Irpinia e fresco di quasi 20mila voti raccolti alle recenti elezioni Regionali. Il capogruppo di Casa Riformista ha portato il partito allo storico risultato del 15%, cifra che Renzi non vede l’ora di valorizzare in chiave Politiche. Anche qui ci sarebbe da capire in quale collegio sarà candidato Alaia e in quale ramo del Parlamento. A occhio e croce ci vien da pensare al Senato. Andiamo avanti. L’intesa Maraio-Magi spianerà la strada alle ambizioni del reggente nazionale del Psi. Maraio ha composto la lista in tutte le provincie della Campania ma non si è candidato. Politica vuole che l’ex consigliere regionale salernitano sia in rampa di lancio per una candidatura come capolista nel listino bloccato. Anche in questo caso immaginiamo nel collegio Salerno-Avellino al Senato. In terra partenopea Più Europa potrebbe candidare il segretario provinciale ed ex consigliere regionale Francesco Moxedano nel solco dell’alleanza coi socialisti. Su Azione il discorso cambia. Il partito di Calenda vorrebbe creare un ulteriore centro ma autonomo da destra e sinistra. A nostro avviso resta e resterà un’impresa titanica vista la soglia di sbarramento al 3% ma soprattutto sarebbe un peccato mortale disperdere i consensi raggiunti qualche mese fa in Campania. Se invece la linea dura e pura in salsa calendiana dovesse cambiare in direzione Campo Largo, il candidato numero uno sarà Luigi Bosco. Che ha già dimostrato di avere un radicamento sui territori al netto della collocazione politica. Chi vivrà vedrà ma al momento il centro è in grande fermento. E non è finita qui.

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