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Campo Largo cerca guida: perché il sindaco Manfredi punta alla leadership del centrosinistra

Manfredi costruisce la sua leadership nel centrosinistra puntando al ruolo di guida nazionale del Campo Largo.

Pure alla conferenza nazionale di Avs il sindaco Manfredi ha categoricamente smentito la possibilità di vederlo candidato alle primarie del centrosinistra. Una smentita che sa di conferma a parer nostro. E proviamo a spiegarvi perché. Non è un mistero che il primo cittadino partenopeo negli anni abbia pesantemente rafforzato il gradimento sulla sua persona all’interno del centrosinistra. Basti dare uno sguardo alle sue uscite pubbliche. E soprattutto ai contesti politici in cui si trova a discutere. E’ stato alla Leopolda di Renzi. Alla convention del Pd di qualche giorno fa a Napoli. Ora con Fratoianni e Bonelli. E chi più ne ha più ne metta. Sfumature politiche e non coincidenze. Perché per chi non lo sapesse in politica nulla è scontato. Nemmeno una semplice presenza pubblica. E di conseguenza tempi e scelte vanno analizzati sul piano politico. Andiamo avanti. Le apparizioni del sindaco di Napoli rappresentano l’appeal dello stesso Manfredi nel Campo Largo. Ed è una considerazione che proietta l’ex Rettore della Federico II a palcoscenici di rilievo nazionale. A rincarare la dose ci hanno pensato le sue continue interviste in televisioni e giornali nazionali. A conferma che il “fenomeno” Manfredi non è una stagione politica rinchiusa a Napoli e in Campania. Ma non è tutto. Manfredi è stato forse il primo in Italia a teorizzare il Campo Largo e as metterlo in pratica come realtà elettorale vincente e lo testimonia il trionfo alle elezioni amministrative che lo incoronarono sindaco nel 2021. Manfredi vinse in quanto figura capace di riunire il centrosinistra (Pd, Ms5, Avs insieme ai renziani e liste civiche) in una città che aveva subito la sua peggiore stagione col decennio arancione targato De Magistris. Un vero e proprio disastro amministrativo. E quale miglior modo di valorizzare culturalmente il centrosinistra , e ridare centralità a una città come Napoli, se non scegliendo l’ex Rettore della più antica università pubblica al mondo? Ma non è finita qui. Nel corso degli anni Manfredi ha replicato il modello di coalizione tanto caro al Pd anche in Campania attraverso la recente vittoria del neo governatore pentastellato Roberto Fico. Anche qui scopriamo l’acqua calda. Manfredi è stato il principale sponsor dell’ex Presidente della Camera a capo del fronte progressista portandolo a stravincere nonostante il candidato della destra Edmondo Cirielli avesse a suo sostegno il governo in carica. Quindi dinanzi ai risultati elettorali fin qui citati è opportuno pensare a un futuro da leader nazionale del Campo Largo per il primo cittadino napoletano. Cosa che invece non accadde con Bassolino al suo apice in quanto dilaniato dall’emergenza rifiuti in Campania. E le primarie? Come dicevamo Manfredi non essendo interessato alle primarie rivela nei fatti il suo vero obiettivo: essere il candidato premier del centrosinistra. Proprio come accadde a Napoli nel 2021 quando pure si ventilò quest’ipotesi. E non è un caso che tali affermazioni arrivino a pochi giorni dall’intesa sulla nuova legge elettorale del governo Meloni in cui, ironia della sorte, è prevista la scelta del leader prima del voto. Solo coincidenze? Noi alle coincidenze in politica non crediamo. Pure perché resta da capire quale strada sceglieranno il Pd e i suoi alleati. Trovare la sintesi al proprio interno “vecchia maniera” oppure organizzare le primarie. E se tanto ci dà tanto la crociata di Manfredi è appena iniziata.

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